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martedì 31 agosto 2010

Con il cuore in valigia




Sulla moquette del corridoio i miei passi non fanno rumore, mentre gli altri passeggeri formicolano ai loro posti, inquieti.
Aereo mezzo vuoto, cerco un posto in cui posso stare comoda, senza che le mie gambe a cavallo flirtino involontariamente con qualche altro e che i miei gomiti si trovino costretti ad essere più educati del dovuto, a contatto di un estraneo possibilmente sfacciato che colonializzerebbe il bracciolo, senza averne alcun diritto, se non il medesimo che potrei avanzare io ma che reprimo, per l'appunto, visto che sono più educata.
Il che mi farebbe riflettere sul fatto che forse la civiltà risiede proprio, nell'oppressione, anzi, nell'auto-rinuncia al desiderio di (onni)potenza, siamo tutti castrati in pratica, e dunque ripenso a quel geniaccio di Freud mai abbastanza compreso e ringraziato che invece aveva proprio capito tutto.
Ad essere sincera non saprei se loro c'erano già, o si siano seduti dopo di me, ma forse no.
Mi siedo, giornale-munita, e inserisco una bottiglietta d'acqua (suppongo termale e preziosa, dato che l'ho pagata un rene, al terminal) nella tasca del sedile davanti, dove immagino debbano trovarsi i sacchetti "utili ad ogni vostra esigenza" ma non controllo mai per scaramanzia.
Lo so che ne ho scelto uno stupido, ma mi serviva un gesto scaramantico per rimpiazzarne uno dismesso, da quando un'hostess mi ha vista tastare, quasi a quattro piedi, tutti e tre le basi dei sedili di fronte a me, e mi ha detto di stare tranquilla perchè i salvagenti, in caso di bisogno, spuntano dall'alto, come deus ex machina (metafora classica per sorvolare sul fatto che hanno escogitato il sistema dato che le persone se li rubavano.)
Piccola nevrosi pre-partenza: controllo i telefoni, già spenti. Non sia mai che succeda qualcosa per causa mia, sono sicura che un fato malvagio farebbe sì che io sopravviva a tutti gli altri per essere rosa dal senso di colpa e dall'odio verso le interviste a cui dovrei fornire le risposte, anzichè le domande. Immagino mentalmente un'auto-intervista alla sopravvissuta colpevole, poco dopo accantono le idiozie e guardo di fronte a me, dove tra i due sedili vedo una ragazza con gli occhi a mandorla e il viso levigato, ambrato, perfetto sul maglioncino di cotone neutro.
Accanto a lei, un ragazzo occidentale, con gli occhiali, ogni tanto si sfiorano.
Sembrano due farfalle, quando nelle giornate di sole giocano, rincorrono e volano attaccate e sembrano fare le capriole per mano e disegnano onde contro il verde del prato pennellato.
Non sono riuscita a capire in che lingua si parlavano, o forse non si parlavano affatto, non lo so.
Mentre le luci compaiono dalle nuvole e ho dentro un senso di immensità, di gioia che cresce, la ragazza non riesce a stare ferma, si sporge aggraziata verso il finestrino, tiene in mano una brochure, lui sembra un papà, che sorride morbido alla bambina impaziente.
Guardo lo schermo, alla voce "feet" le cifre scalano, stiamo per atterrare, la ragazza in un brusìo si risiede, e si stringe al ragazzo, mentre lui è voltato verso disegni aerei assai più famigliari, lei gli accarezza i capellli corti della nuca, scomponendoglieli involontariamente appena, poi, delicatissima, con le dita piccole e sottili, glieli riassetta, piano piano, come si spolvera un oggetto preziosissimo, come si tiene in mano il cuore di qualcuno.
Sembrava che brillasse anche lei, come una lucciola venuta da lontano, tra le luci sempre più vicine.

lunedì 19 ottobre 2009

venerdì 11 settembre 2009

Open Arms







Whatever happened to truth
Lost without a trace

Whatever happened to the mirror
That showed me a happy face
Whatever happened to sorry
You know it’s never too late

Whatever happened to good things coming

Coming to those who wait
Whatever happened to this city

It’s not like it used to be

Whatever happened to you

Whatever happened to me

Gotta look myself in the eye

And say it’s gonna be alright

Maybe everything won’t be alright

All the timeI’ve gotta take these chances where they are

It’s gonna be alrightI’ve gotta see things for what they are

At the time

Lost with no place to begin
I’ll slowly adjust to the sun just face I’m in

Whatever happened to the listof things I wanted to be

Whatever happened to you

Whatever happened to me

Gotta look myself in the eye
And say it’s gonna be alright

Maybe everything won’t be alright
All the timeI’ve gotta take these chances where they are

And it’s gonna be alrightI’ve gotta see things for what they are

At the time, at the time

Yeah the words are on the seam

Ready to receive

I’m the ocean you’re the stream
Ready to receiveIt’s like open arms to me

Ready to, ready to receive

Gotta look myself in the eye


And say it’s gonna be alrightMaybe everything won’t be alright

All the time
No, I’ve gotta take these chances where they are

And it’s gonna be alright

I’ve gotta see things for what they are
At the timeI’ve gotta see things for what they are

At the time,At the time